Roberto Westermann skipper dell’Open 40 “Spinning Wheel” conclude la OSTAR con uno splendido terzo posto, su un’imbarcazione le cui vele sono state da lui stesso realizzate utilizzando la tecnologia di progettazione Spidertech™ Sistema Integrato.
Per il Team Spidertech™ il risultato ottenuto da Westerman è motivo di grande soddisfazione. La regata Transatlantica è stata una dura prova sia per la barca sia per gli strumenti di cui è dotata. Le vele sono state sottoposte alle severe condizioni atmosferiche, tuttavia hanno dimostrato tutta la loro robustezza e affidabilità portando Roberto sul podio. Ci congratuliamo per il coraggio manifestato, siamo fieri che questo velista d’eccezione abbia saputo conquistarsi un posto nel mondo dell’offshore racing insieme a Spidertech™.
Abbiamo contattato Roberto dopo il suo arrivo in USA. E’ stato così generoso da raccontarci la sua avventura. Abbiamo parlato a lungo con lui al telefono sulla OSTAR e sulla performance delle vele. Per quello che abbiamo potuto capire, Roberto è stato abbastanza sfortunato; nei primi giorni di regata ha avuto un problema all’autopilota principale che lo ha costretto a prendere in mano il timone per molti giorni senza riposare. In aggiunta a questo, si è verificato poi un problema al timone sopravento che, entrando e uscendo dall’acqua, è stato severamente danneggiato provocando l’allentamento delle boccole degli agugliotti. Inconvenienti che hanno imposto Roberto a rallentare e a pagare così quella distanza di 250 miglia dal suo avversario giunto per primo all’arrivo. Anche dopo aver trovato la soluzione al problema (un cavo di spectra parancato a tenere accostato il timone allo scafo) Roberto non ha potuto forzare come avrebbe voluto, per evitare straorze o cambi di mura accidentali che lo avrebbero lasciato senza timone.
Roberto è molto contento del risultato ottenuto, anche se dell’amaro in bocca gli rimane. Parlando delle vele si ritiene molto soddisfatto. Prima della partenza molti skippers gli dicevano che era matto a partire con un set di vele così leggere, in realtà la loro tenuta è stata notevole nonostante le dure condizioni di vento e mare e nonostante che la randa non sia stata quasi mai senza terzaroli.
La randa si è rovinata a metà balumina, non per colpa del materiale ma perché è stato sbagliato il sistema dei meoli, Roberto poteva cazzare il meolo solo con la terza mano, quindi con prima e seconda. La conseguenza è stata che la balumina ha vibrato tanto e si è tagliata. Fortunatamente il taglio non si è propagato così ha preferito non ammainarla per mettere del grey tape come riparazione. Anche nella parte bassa ci sono dei tagli, fatti da Roberto stesso con un coltello per far uscire l’acqua che si raccoglieva nella parte bassa della vela ridotta e per evitare che questa facesse sbandare ulteriormente la barca. Nemmeno questi tagli si sono allargati.
Il frullone (lui lo chiama “Ciccio’s code”, perchè suggerito dal velista solitario suo amico Ciccio Manzoli) è la vela che lo ha maggiormente colpito. Roberto lo definisce “una vera Potenza”, “una forza della Natura”. Nessun problema nemmeno per questo tipo di vela.
Abbiamo parlato anche delle vele delle altre imbarcazioni in gara, che a detta di Roberto, erano appesantite dall’eccessiva fibra impiegata. Molte di esse si sono rotte, non tanto per il laminato quanto per la mancanza di rinforzi (solamente Spidertech™ permette un maggior livello di struttura) con il risultato che gli skippers delle vele rotte sono rimasti molto insoddisfatti.
All’arrivo il fotografo Billy Black ha scattato molte foto. Quelle qui sotto proposte sono state scattate una alla partenza e una all’arrivo - in quella all’arrivo ci sono 3 nodi di vento, “Spinning Wheel” fa 6 nodi sotto “Ciccio’s Code”!

Spinning Wheel all’arrivo

Spinning Wheel in regata